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domenica 19 giugno 2011

Razionalizzazione

Essere razionali è bello, ha un fottio di vantaggi, è dispendioso ma dà un casino di soddisfazione, eccetera eccetera, come dico sempre. Ancora meglio è essere scettici. Mi sento perplesso ergo sum.

Ma la questione è un'altra. Il problema è che la mente umana è stupida. Tutte queste belle cose infatti hanno un prezzo, considerando che la parte centrale del nostro cervello l'abbiamo in eredità dai nostri antenati selvatici, e tutto l'apparato che ci rende razionali e autocoscienti è obbligato a interfacciarsi con essa.

Così, quando uno esagera con la razionalità, sperimenta questo curioso "bug": ha una sensazione – magari completamente ingiustificata, illogica, assurda, dettata da una qualsiasi forza inconscia – ma non la percepisce come tale, anzi è convinto di scoprirla come conclusione di un ragionamento. Crede di averne le prove quando in realtà questa "conclusione" era già nella sua mente ancora prima di cercarle.

È un cortocircuito perverso: uno che cerca di essere il più possibile razionale può finire per ottenere proprio ciò che vuole evitare, il prevalere dell'"istinto".

Quel che è peggio è che, pur conoscendo il meccanismo, la "razionalizzazione" è inevitabile. Anche i ragionamenti che sembrano più lucidi possono essere affetti da questo errore. Ci si può far venire dubbi su dubbi, si può dubitare di qualsiasi nostro ragionamento, cominciando da quelli apparentemente più convincenti, si può dubitare dell'ovvio, dell'evidente, si può dubitare dei propri dubbi – e tutto questo è estremamente zen – ottenendo poco o niente. Ognuno sarà comunque vittima della stupidità della propria mente, prima o poi.

giovedì 31 marzo 2011

Premessa

Con questo post intendo iniziare una lunga serie di articoli sullo spirito critico e sulla razionalità, dai problemi quotidiani alle questioni esistenziali, elementi alla base della mia filosofia di vita.
È un'idea che avevo da tempo nel cassetto – un'idea che mi è venuta ancora prima di aprire un blog – ma che non si è ancora tradotta in un risultato leggibile. Ogni tentativo finiva cestinato per qualche motivo, o perché mi sembrava troppo didascalico, o troppo colloquiale, o perfino moralista in alcuni momenti. Un giorno ho addirittura tracciato un grafo delle dipendenze tra i concetti per ricavarne un ordinamento topologico – ovviamente senza successo. (Spero che questa sia la volta buona.)
Non è il mio obiettivo scrivere un trattato di logica o di filosofia, ma solo raccontare come ho costruito il mio personale approccio alla vita, che almeno nel mio caso sembra aver dato ottimi risultati, e magari dare dei buoni consigli ai lettori – un obiettivo alquanto pretenzioso, lo ammetto.

Forse è il caso che comincio dall'inizio e vado con ordine. Per ora, solo un assaggio.

Userò la parola razionalità piuttosto impropriamente per indicare da una parte tutto un insieme di capacità di cui molti esseri umani – se non tutti – sono dotati, dall'altra l'insieme di atteggiamenti con cui queste abilità vengono messe in pratica. (Infatti non tutti coloro che ne sono dotati le usano, ma di questo parlerò un altro giorno.) Una di queste è lo spirito (auto)critico, cioè la capacità (e l'abitudine) di mettere in discussione le informazioni che ci arrivano e anche le nostre stesse convinzioni – in parole povere, l'abitudine a farsi sempre delle domande e la flessibilità di cambiare idea qualora sia il momento di farlo.
Seguono le abilità logiche, quelle che ci permettono di ragionare, nel senso più "matematico" del termine. Aggiungerei sotto questo enorme cappello della "razionalità" anche la curiosità (fondamentale per uno spirito critico), la ragionevolezza intesa come equilibrio (e quel poco di freddezza sufficiente ad essere critici) e la conoscenza di sé e in particolare dei propri limiti. Con un po' di capacità di proiettarsi nel lungo termine raggiungiamo praticamente la perfezione, ma non è necessario essere perfetti per essere razionali.

Nella prossima parte, spiegherò cosa rende importante secondo me essere razionali e soprattutto come essere razionali non impedisca di essere felici (l'opposto della scuola di pensiero "Trapaniamoci il cervello").

(Rileggendo il post mi sembra di essere stato un po' manualistico... ma non ho voglia di cestinare anche questo tentativo.)